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UN MARTINI A COLAZIONE - Indovina chi viene a cena? -Parte V

  • Lara
  • 22 feb 2018
  • Tempo di lettura: 3 min

V

SOFIA

Il rumore dell’ascensore che riprende funzione mi riporta alla realtà. Qualcun altro, da qualche altro piano, deve probabilmente averne bisogno.

“Ma non quanto me in questo momento..” mi ritrovo a pensare.

E vorrei tanto essere veramente seduta su quel gradino a scolarmi quella birra insieme al portiere. E invece sono ancora qui, davanti a questo maledetto campanello.

Se avesse sopra un enorme cartello di avvertenza “Non suonare, pericolo di morte!” forse mi spaventerebbe di meno. Male che vada, non dovrei più affrontare tutto ciò che c’è dietro quella porta. E non so sinceramente cosa sia peggio.

Improvvisamente il portone si apre.

Mi volto istintivamente verso le scale. Voglio assolutamente andarmene da qui, ma mi rendo conto che non posso farcela, sono troppo lontane.

Dietro di me sento una voce femminile, morbida ed affabile:

<< Ah, ecco, è arrivata! Mi sembrava di aver sentito qualcuno alla porta! Il portiere ci aveva avvisato che stava salendo!>>

Rassegnata mi giro verso la porta, senza ormai alcuna speranza di fuga.

E la vedo, davanti a me, Giulia, la figlia di lui. Quarant’anni circa, di media altezza, i capelli mori raccolti in una piccola coda. Un sorriso sulle labbra e rassicuranti occhi color nocciola che mi guardano. E di colpo svanisce tutto. Le scale, l’ascensore, la finestra. Non mi interessa più alcuna via d’uscita.

Mi ritrovo così a guardarla negli occhi, rendendomi conto all'improvviso di avere di fronte una semplice persona, proprio come me. E tutto ad un tratto non mi sento più sola, sola nel dover affrontare tutto questo.

Realizzo in fin dei conti che facciamo entrambe parte di due famiglie distinte e che oggi queste due famiglie si devono incontrare per la prima volta, conoscere, ma soprattutto, a volere dei nostri genitori, unire. E questo, diciamocela tutta, ha un non so che di abbastanza terrificante. Ma completamente presa da me stessa mi sono dimenticata di considerare chi alla fine avrei potuto trovare dall'altra parte, magari qualcuno con le mie stesse paure, e che in fondo in fondo il tutto poteva non essere così difficile o complicato come temevo. Chissà, potremmo anche riuscire a trovare un modo per sostenerci e vivere al meglio questa nuova e imbarazzante situazione.

Con mia sorpresa riesco a sentire di nuovo le mie gambe, che saldamente mi dirigono verso di lei. Non tremano più.

Quando un giorno ci troveremo io e lei sole, magari sedute al tavolino di un bar, davanti ad un cappuccino a scambiarci confidenze, dovrò ricordarmi di ringraziarla. Con un solo sguardo ed un semplice sorriso è stata capace di farmi sentire subito a mio agio. E mi immagino già a quanto rideremo di gusto, quando le rivelerò che ero stata per un’infinità di tempo dietro alla sua porta, incapace di suonare per quanto fossi terrorizzata al pensiero di conoscere lei e la sua famiglia.

<< Ciao, Giulia! Piacere di conoscerti! Sono Sofia, la figlia di Gemma>> dico tutto d'un fiato.

Le sorrido, accorgendomi della mia voce un po' tremante dall’emozione, ma non mi importa. Finalmente posso dire che mi sento bene.

<< Buongiorno signorina Castelli. La stavano aspettando!>> mi risponde, mentre indietreggia verso l’interno dell’appartamento per aprire di più il portone.

Un’enorme salone si estende davanti ai miei occhi. Ampie vetrate, tavoli e lampadari di cristallo, divani e poltrone in pelle bianca. Orchidee bianche ovunque.

Ma il tutto è decisamente confuso davanti ai miei occhi. D’un tratto la sensazione di benessere tanto gradita non c’è più. Anzi, devo ammettere che mi sento addirittura peggio di quando mi trovavo fuori dalla porta.

Sono tutti di fronte a me, accomodati sul divano, con un bicchiere di aperitivo in mano e mi stanno guardando. Un po’ sbigottiti oserei dire.

Guardo Andrea, decisamente stonato in quell’ambiente, che mi guarda a sua volta e ride, facendomi cenno di no con la testa.

Dal gruppo una ragazza bionda avvolta in uno splendido tubino nero si alza e mi viene incontro. Stupenda. Alta, con grandi occhi azzurri e i capelli raccolti in uno chignon. Si muove verso di me con una tale grazia ed eleganza da rimanere a bocca aperta.

<< Ciao Sofia, piacere di conoscerti >> mi tende la mano << Io sono Giulia. Lei è Lucy, la nostra domestica..>> ed indica la cameriera imbarazzata, pronta a defilarsi verso la cucina.

Un mezzo sorriso le sfiora le labbra. Si sta chiaramente trattenendo. Ma sono incerta se si stia trattenendo da una risata o da un urlo isterico.

<< Prego, accomodati. Nel frattempo abbiamo iniziato con l'aperitivo.>> e mi fa cenno con la mano di raggiungere gli altri al divano.

Deglutisco istintivamente, come se bastasse per mandare giù quel terribile nodo in gola che mi sento.

Non male come inizio. Ho scambiato la padrona di casa per la domestica. Chissà cosa starà pensando adesso di me.

La guardo ancora. Il mezzo sorriso sulle labbra è svanito. Il suo viso ora è decisamente tirato e si sta portando una ciocca di capelli inesistente dietro l’orecchio.

Una cosa adesso è certa: non si stava sicuramente trattenendo da una risata ed io non mi sento più tanto a mio agio.


 
 
 

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