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UN MARTINI A COLAZIONE - Cap. 2 - Il Diavolo veste Prada (… e Gucci, Louis Vuitton e tutte le altre

  • Lara
  • 17 mar 2018
  • Tempo di lettura: 5 min

VIII

SOFIA

Ancora non riesco a togliermi dalla testa l’immagine di Riccardo e della mamma che si tenevano la mano come due ragazzini. Lui spavaldo e completamente a suo agio in quella situazione quasi surreale. La mamma decisamente imbarazzata, con gli occhi praticamente “incollati” al suo piatto, un leggero rossore sulle guance e un sorriso appena accennato sulle labbra.

Giulia e Christian non le toglievano gli occhi di dosso mentre Riccardo parlava. Christian, con un’aria quasi di superiorità, sembrava che la volesse studiare per capire chi fosse, e soprattutto cosa volesse, questa donna che aveva letteralmente stregato il padre. Giulia invece aveva un’espressione tirata, il mento sollevato in segno di sfida e gli occhi fissi su di lei. Oserei dire di aver percepito una specie di gelosia nei confronti di mia madre. Sembrava che da un momento all’altro volesse esplodere e che il mantenersi così stretta nel suo impeccabile abito le costasse una fatica enorme.

Fatto sta che Riccardo ha aperto la cena con uno stucchevole “antipasto” di elogi nei riguardi di mia madre, come se volesse quasi giustificare a noi figli la fretta di organizzare questo matrimonio, con frasi fatte del tipo “la vita è troppo breve per non viverla adesso”, “non voglio perdere tempo e vivere di rimpianti”, “ogni giorno passato lontano da lei non è degno di essere vissuto” e via dicendo.. penso che con tutto quel “dolce” abbia un po’ chiuso lo stomaco all’intera tavolata. Soprattutto a Giulia, che non ha praticamente mangiato nulla ed è rimasta in silenzio tutto il tempo.

O meglio, per quasi tutto il tempo. Perché poi la conversazione si è volta ai particolari organizzativi del matrimonio. E lì Giulia si è completamente ripresa, come se si fosse riattivata. Aveva praticamente sotto controllo tutto, nei minimi dettagli. E se ci ripenso mi viene da ridere al pensiero della sua faccia quando è venuta a sapere che invece io ancora non mi sono comprata il vestito da indossare quel giorno, a “solo” un mese dalla data del fatidico si. Chissà se è sopravvissuta alla notte dopo un trauma del genere.

Però devo dire che in fondo è stata carina ad accettare il consiglio di mia madre di accompagnarmi a comprarlo. Fossi stata in lei non mi sarei assolutamente fatta carico del problema! Invece lei, come se non ci fosse al momento nulla di più importante, ha fatto due telefonate (chissà poi a chi??) e si è dichiarata disponibile per la mattina seguente. Ma se ci ripenso, più che carineria forse il suo è stato più un sentirsi in dovere di avere sotto controllo anche come sarò vestita quel giorno.

E così il mio sabato libero, la mia unica mattina in cui posso permettermi di poltrire beatamente nel mio caldo e comodo letto, è saltato.

Bevo un piccolo sorso del mio caffelatte dalla tazza e dò una sfuggevole occhiata all’orologio a parete appeso nella nostra sgargiante cucina giallo canarino. Le 8.10. Come è possibile? Erano le 8.05 un’eternità fa. Abbiamo appuntamento alle 10.00 al Cigno Nero in via della Spiga. Sono in grande anticipo. Considerando che solitamente sono una ritardataria cronica, il fatto di essere in piedi dalle sette e mezza forse dovrebbe preoccuparmi. E’ solo che non mi sento per niente a mio agio in questa situazione. Io e lei in giro per le vie di Milano come se fossimo due amiche. Non mi ci vedo proprio. Grazie mamma di aver avuto questa brillante idea.

<< Già in piedi?>>

Non mi ero accorta di Andrea che nel frattempo era entrato in cucina e che ora si sta dirigendo alla macchinetta per farsi un caffè.

<< Si, non voglio fare tardi>>

<< A che ora vi dovete incontrare?>> lo guardo prendere una tazzina dalla dispensa, posizionarla sotto l’erogatore e schiacciare col dito il pulsante di avvio

<<Uhm… alle dieci>> apro distrattamente una rivista di moda della mamma e abbasso la testa come se lo stessi esaminando attentamente, per evitare il suo sguardo. Tanto so già cosa pensa e cosa sta per dire.

<< E sei già in piedi?? Ma stai bene??>>

Ecco, infatti.

Alzo lo sguardo e vedo che mi continua a guardare mentre aspetta che il caffè sia pronto.

<< Dai So, alla fine ieri sera non è andata poi così male. Ci siamo anche quasi divertiti.>> il caffè è pronto, ma non molla il contatto visivo. Non si può sfuggire al suo sguardo indagatore. Lui e le sue manie da psicologo. Solo per il fatto che abbia studiato psicologia all’università si sente sempre in dovere di psicanalizzare tutti.

Io ero la sua cavia preferita per tutta la durata dei suoi studi e ormai so riconoscere i suoi trucchetti.

Che naturalmente funzionano e come sempre, mi sciolgo.

<< Oh, non lo so. Si, ci siamo divertiti, ma alla fine l’unica persona decente della serata era Riccardo. E’ grazie a lui se la conversazione è sempre andata avanti abbastanza bene. Ma oggi Riccardo non c’è. Siamo solo io e la stronza principessa dei ghiacci. Non è che muoio dalla voglia di starci in compagnia!>>

<< Tu hai un brutto vizio. Giudichi sempre le persone dalla prima impressione che ti fanno, le etichetti e poi ci vuole una vita intera per farti staccare quell’etichetta che gli hai bene appiccicato addosso. Non farlo anche questa volta, ti prego. Almeno fallo per la mamma! Stiamo parlando della nostra futura famiglia e non puoi già mettere a priori dei paletti per tenerli alla lontana. Puoi farlo con tutti gli altri, con i tuoi colleghi, con gli amici. Ma non con loro. Con la famiglia, no>>

<< Ma l’hai vista? E’ solo una snob, ricca e viziata. Hai visto come si veste e come si atteggia? Come darle torto. Vive in una casa che sembra di essere in una rivista d’arredamento d’interni. Ha due domestiche ed una cuoca. E quando è arrivato il marito.. bhè, mi sembrava di essere nella casa della Barbie con tanto di Barbie e Ken inclusi. E’ chiaramente una che ha sempre avuto tutto dalla vita. A me gente del genere non piace. Solo che tu abbia il coraggio di definirli già la nostra famiglia mi dà la nausea.>>

<< Vedi? Ti fermi alle apparenze. Invece a me lei è sembrata molto fragile, bisognosa continuamente dell’approvazione del padre. Hai visto che ogni volta che lui apriva bocca come lei pendeva letteralmente dalle sue labbra? E col marito? Sempre alla continua ricerca delle sue attenzioni. E’ rimasta tesa ed agitata fino a che non è arrivato lui. Non ha azzardato mezzo sorriso prima del suo arrivo. C’è qualcosa che non mi torna in quella ragazza.. >>

<< Riuscirà il nostro eroe a scoprire il suo misterioso segreto? Tadadadam.. Lo scoprirete alla prossima puntata!>> scendo dallo sgabello, appoggio la tazza nel lavandino e mi avvicino per dargli un bacio sulla guancia << Mister Freud, il tuo caffè si fredda>>

<< Mi raccomando, sii gentile con lei. Aspetta a tirar fuori la tua etichetta, anche se so che ce l’hai già lì pronta in tasca..>> sento la sua voce dietro di me mentre esco dalla cucina.

<< Si si>> e gli faccio un cenno con la mano alzata.

Da bravo psicologo capirà che dietro al mio gesto ed alle mie parole c’era un “ti ascolto, ma alla fine faccio a modo mio”.

Entro nella mia camera. Non ho più tempo da perdere dietro ai suoi discorsi. Alla fine grazie a lui rischio di fare veramente tardi, tenendo in particolar conto che.. non so cosa mettermi!!

Se digito su Google “Look per shopping con stronza principessa dei ghiacci” troverò qualcosa??


 
 
 

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